La mancata citazione dell’eredità ebraico-cristiana nella Costituzione Europea (meglio usare il termine "eredità" piuttosto che il termine “radici”) in quanto dato storico è un fatto piuttosto grave. Il preambolo della Costituzione Europea non sembra infatti avere alcun valore normativo, ma unicamente un carattere in senso lato “ideale”. Si è parlato e scritto a lungo su tale vicenda, spesso confondendo i piani del discorso, quando sarebbe meglio distinguere almeno il piano storico-filosofico da quello politico-ideologico, due piani certamente collegati ma in prima analisi da affrontare separatamente.
1. Aspetti storici e filosofici
Per amor di verità e completezza nel preambolo si sarebbero dovute citare tutte le influenze, più o meno rilevanti, che hanno contribuito a determinare la fisionomia della cultura europea; ovvero tutte le civiltà, i popoli, le religioni, i costumi, le istituzioni che hanno avuto un qualche peso nella nostra storia. Dunque mondo classico greco-latino e civiltà ebraico-cristiana in primis, ma anche culture germaniche, celtiche, slave; per alcuni aspetti, importante fu anche l’apporto del mondo arabo-islamico. A queste influenze si dovrebbero aggiungere una miriade di culture e civiltà “minori” (per portata dell’influenza, non in termini di giudizio di valore). Ma seguendo tale disegno si sarebbe dovuto includere nel preambolo della costituzione l’intera Enciclopedia Britannica!
Dovendo dunque operare una selezione, è evidente che il preambolo non avrebbe potuto seguire un criterio di assoluta fedeltà filologica ed elencare la totalità delle influenze sopra viste; sarebbe stato sufficiente limitarsi alla citazione di quelle che hanno storicamente contribuito a conferire una certa unità, nella varietà delle differenze, al nostro continente. Se così è, allora, il punto di partenza irrinunciabile è il dato storico indiscutibile che da un punto di vista religioso, e da un punto di vista culturale più generale, è stato il cristianesimo a conferire un carattere unitario all’Europa. Ne è una prova il fatto che fino a qualche secolo fa si parlava assai poco di “Europa” (il termine è diventato d’uso comune abbastanza recentemente), bensì di “Cristianità”; un senso di unità, almeno per il mondo latino, era dato poi dalla comune fede religiosa cristiana cattolica (almeno sino alla riforma protestante), in particolare in opposizione all’islam e al mondo cristiano-orientale bizantino dopo lo scisma del 1054.
Non si può nascondere poi come l’islam sia stato per secoli percepito come la principale minaccia all’esistenza stessa della civiltà europea in quanto terra cristiana. L’unico vero pericolo che l’Europa abbia mai veramente corso per almeno mille anni (secoli VIII – XVIII) fu infatti la minaccia della conquista e dell'assimilazione da parte del mondo arabo-islamico: prima da sud e da ovest attraverso il Mediterraneo e la Spagna; quindi da est, con l’invasione ottomana dell’Anatolia e la conquista dei Balcani. Si dimentica spesso infatti che l’Anatolia, l’Asia Minore, Costantinopoli, sono state fra le culle del cristianesimo, poi fagocitate dalla conquista turca: potremmo quasi dire che sono pezzi di Europa cristiana, islamizzata nel corso degli ultimi 500 anni. Ultimo colpo di grazia fu l’eliminazione fisica dei cristiani ancora presenti (fine dell’800-inizio 900), sembra intorno al 20-25 per cento, in alcune province, della popolazione anatolica di allora (ma i dati storici sono assai incerti, anche a causa della distruzione degli archivi da parte delle autorità ottomane): quello dell'eliminazione dei cristiani armeni e siriaci tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del secolo scorso fu un vero e proprio genocidio (si parla alemno di 1 milione e mezzo di morti). Questo è bene ricordarlo, al di là di ogni attuale strumentalizzazione politica.
Al di là della contrapposizione con il mondo arabo-islamico, con il quale vi furono comunque intensi rapporti culturali e commerciali e non solo conflittuali, non si può non riconoscere l’importanza storica del cristianesimo per l’identità dell’Europa. Che cosa rimane di tale eredità? Qui bisognerebbe scrivere un’altra enciclopedia, ma per riassumere direi che il cristianesimo ha contribuito a formare un certo “tipo umano” sul piano individuale, e un modello di comunità su quello sociale. Innestandosi in particolare sulla civiltà greco-latina, la civiltà ebraico-cristiana ne ha sviluppato molti aspetti (sul piano morale, civile, filosofico-scientifico, ecc), ne ha ridotto, trasformato, eliminato degli altri; ha assorbito molteplici altre influenze (di civiltà precedenti e coeve) e ha sviluppato in modo originale e creativo tale mix culturale. Qui il discorso storico sfuma in quello filosofico.
Tale civiltà ha partorito in particolare movimenti del pensiero quali l’umanesimo e la civiltà della scienza e della tecnica moderna, che in parte le si è rivoltata contro (ma ricordiamoci che i vari Galileo, Newton, Kant, Darwin erano tutti cristiani…). Osservando bene le cose, però, si capisce che la scienza in sé non ha un ruolo diretto in questo contesto. Fu piuttosto un’ideologia di tipo scientista a tentare di sostituire alle religioni di Dio l’anti-religione della Scienza, non fu la scienza in quanto tale. E il tentativo venne perseguito in maniera del tutto indebita. Parafrasando un grande filosofo, potremmo dire: “Tale ideologia cercò di giustificarsi ricorrendo al punto di vista di un Universo Oggettivo, il quale ci direbbe che nella natura non v’è senso, non v’è spazio alcuno per cose quali dei e religioni. Ma l’errore non può essere più grande: l’Universo infatti, non ha un suo punto di vista; esso non ci può dare un’indicazione decisiva sulle Cose Ultime, sull’esistenza o meno di Dio e il senso delle nostre vite; la responsabilità di una scelta è solo nostra, non può essere rimessa a niente e a nessuno”.
L’Illuminismo e le filosofie sue eredi si sono appoggiati spesso a varie forme di scientismo (il meccanicismo sei-settecentesco, e altre forme di materialismo). Ma l’Illuminismo, altro prodotto europeo, non può essere identificato con lo scientismo: fu infatti un movimento di liberazione dell’uomo dal giogo di tradizioni opprimenti secolari, solo in parte riconducibili al cristianesimo in quanto tale.
Un discorso a parte meriterebbero poi le filosofie a noi più prossime, in particolare le varie forme di relativismo e di pensiero “nichilista” (e di neo-scientismo) oggi ancora in voga. Qui il problema si complica assai, ma le basi degli sviluppi più recenti del pensiero filosofico, e delle vicende degli ultimi due secoli - del Novecento in particolare - sono tutte qui.
Dunque dalla civiltà cristiana-occidentale nascono frutti deliziosi e altri più acerbi. Ma bisogna riconoscere storicamente l’importanza del cristianesimo per quanto di “buono” siamo disposti a riconoscere alla civiltà europea-occidentale (alcuni diranno: anche dei mali!). Anche solo per onestà intellettuale.
2. Alcuni aspetti politico-ideologici
Il mancato inserimento dell’eredità cristiana è una cartina da tornasole dell’esistenza di un problema ancora aperto: l’Europa non è attualmente in grado di accettare con tranquillità una verità storica lapalissiana: le sue origini (anche e soprattutto) religiose. Molti europei vivono il rapporto con la propria memoria storico-religiosa in maniera conflittuale. Si potrebbero scrivere anche in questo caso fiumi d’inchiostro sugli aspetti da caso clinico freudiano di tale rimozione. E’evidente che un richiamo puramente storico al cristianesimo, non vincolante, disturba assai. Non c’è ancora maturità, da questo punto di vista. L’adolescente Europa rifiuta non solo gli insegnamenti, ma anche il ricordo degli stessi; è ancora in una fase “ribellistica”, sebbene in fase discendente, in via di guarigione o almeno di stabilizzazione. Affermo ciò in quanto personalmente non credo molto convincente né esplicativa la tesi della secolarizzazione o dell’età presente quale era del nichilismo.
Mi paiono poi alquanto dubbie le varie giustificazioni portate a sostegno di tale omissione, ed esagerate alcune reazioni. Vediamone alcune:
1) Si dice che oggi l’Europa è multiculturale e multireligiosa: nominare solo il cristianesimo non rispecchierebbe la realtà di una società multiforme, attuale o futura. L’obiezione è semplice: supposto che le cose stiano effettivamente così, il preambolo è chiamato a ricordare solo l’eredità storica dell’Europa, e la storia insegna che l’influenza del cristianesimo è stata di gran lunga quella predominante (nel bene e nel male), sebbene non l’unica. Il preambolo non dovrebbe affatto rispecchiare l’attualità del credo religioso: deve ricordare l’origine dello “spirito europeo”, storicamente parlando; esso si è incarnato in persone, usi, costumi, culture, istituzioni che esistono al tempo presente, ma che hanno una storia secolare alle spalle. E questa storia parla di cristianesimo. E chi non la vede è perché o difetta di intelletto, o di conoscenze, oppure perché inganna sé stesso e gli altri per motivi ideologici o di altro genere.
2) Stesso discorso per l’idea di avversare un’Europa intesa come “club cristiano”: questa preoccupazione a mio parere non c’entra nulla con la questione del preambolo; in particolare non ha senso pensare in questi termini in vista di un possibile ingresso della Turchia nell’Unione: i fatti dimostrano che l’Europa già ora non sia affatto un “club cristiano”; molti dei suoi cittadini non sono affatto cristiani (15-20 milioni di islamici, oltre ad ebrei, indù, buddisti, sikh, ecc, senza contare che almeno un 30 per cento della popolazione, stando a certe statistiche, si professa ateo o agnostico, o comunque non credente in qualche religione “positiva”). Questa obiezione è puramente strumentale. Non vedo alcun nesso rilevante con la questione dell’entrata nell’Unione Europea della Turchia, né mi risulta che i turchi abbiano mai detto qualcosa a riguardo (se non Erdogan molto recentemente). La stessa Turchia poi, ha una notevole storia cristiana alle spalle, senza contare il continuo aumento della presenza cristiana (ancora contenuta ma non trascurabile) in seguito all’immigrazione dall’est europeo: immagino che in futuro la Turchia vedrà aumentare sempre più la presenza di cristiani tra i suoi cittadini, se aprirà veramente ad una completa libertà religiosa. La Turchia è in effetti forse il primo paese islamico in controtendenza rispetto alla presenza cristiana, probabilmente a causa della relativa libertà della quale godono i suoi cittadini. La storia forse darà ai turchi la possibilità di rimediare, almeno in parte, ai guasti dei loro padri ottomani.
3) D’altra parte mi sembrano parimenti ingiustificate le reazioni di coloro che avversano la costituzione perché non fa menzione esplicita dell’eredità cristiana. C’è un’omissione che è talmente grande da apparire ridicola? Vero, ma non per questo manca lo spazio per il cristianesimo, e per tentare ancora di rimediare al rimediabile. E se così non sarà, sarà la storia a porre giustizia. Ciò che veramente importa è che lo “spirito del cristianesimo” possa continuare ad operare e che l’Europa rimanga di fatto un luogo di libertà per la parola di Cristo, per coloro che vorranno accoglierla.
Saluti