3.11.04

Olanda: un filo rosso-verde lega due omicidi

Maggio 2002: Pim Fortuyn, controverso astro politico nascente dichiaratamente anti-islamico, ucciso ad Amsterdam da un fanatico di sinistra.

Novembre 2004: Theo van Gogh, famoso regista, ucciso ad Amsterdam da un fanatico islamico.

Due omicidi, un solo probabile responsabile: l’alleanza del fanatismo islamico e dell’estremismo di sinistra, uniti nell’odio per il libero e democratico mondo occidentale.Sgomento. Inquietudine. Profonda inquietudine.

Senso di orrore. Rabbia. Un pensiero subito represso, ma senza grande convinzione: questa è una vera guerra, non convenzionale forse, ma una guerra che ha ormai raggiunto il cuore dell’Europa, una minaccia ora tragicamente concreta! Amsterdam, Madrid, Amsterdam…. qui si muore! Qui nella “Nostra Patria Europa”!! …E poi?

La libera e democratica Olanda (il paese europeo con la maggiore presenza islamica, circa il 6 per cento, dopo la Francia), esempio di tolleranza e accoglienza, paga un prezzo altissimo in nome della libertà.

Ricordiamoci queste date e questi nomi.Un giorno ringrazieremo questi uomini, veri martiri del nostro tempo (e non importa nulla delle loro discutibili opinioni politiche), martiri della libertà contro la barbarie dei macellai islamisti

Saluti

2.11.04

Islamici in Olanda al 6 per cento

Secondo le statistiche del CBS,un ente statistico governativo olandese, gli islamici in Olanda crescono ad un ritmo di circa 50,000 unità all'anno.

Nel corso del 2004 hanno raggiunto circa 1 milione di unità, limitandosi ai residenti censiti ufficialmente (cioè escludendo i clandestini, numerosi anche in Olanda ma difficilmente quantificabili), su una popolazione olandese totale di 16 milioni (in declino).

Gli islamici in Olanda sono dunque circa il 6 per cento dell'intera popolazione (gennaio 2004). In alcune aree raggiungono già oggi il 10 per cento e più. Il 54 per cento della popolazione straniera è di religione islamica (o presunta tale). Se a questo sommiamo le proiezioni demografiche date dall’alto tasso di natalità degli immigrati, unitamente ai nuovi arrivi, sembra che nel giro di alcuni decenni l’Olanda possa divenire tra i primi paesi europei a maggioranza islamica (e certamente lo sarà in alcune sue regioni).

Fonte: http://www.cbs.nl/en/publications/articles/webmagazine/2004/1543k.htm

Saluti

1.11.04

Referendum sulla Costituzione Europea

Sul Corriere della Sera di oggi (1 novembre) appare in prima pagina un articolo firmato da Sabino Cassese dal titolo “PERCHE’ E’ INOPPORTUNO. Fare o no un referendum sull’Europa?”. Prendo tale articolo come esempio in quanto contiene tutta una serie di affermazioni che riflettono una mentalità assai diffusa, le quali meritano quindi di essere discusse in dettaglio.

Nella sostanza l’autore si schiera contro l’idea di un referendum da promuovere in Italia al pari di altri importanti paesi europei.

L’opinione è legittima, ma ciò che è inaccettabile è l’appellarsi a tutti i possibili cavilli giuridici per avallare un’opinione, senza affatto entrare nel merito. L’impressione è che gli oppositori del referendum abbiano timore di trovarsi di fronte ad un no, e pertanto si appellino ad ogni possibile mezzo per non arrivare mai ad una consultazione popolare.
E’ veramente emblematico di una mancanza di trasparenza democratica oggi presente in Italia e in Europa il ricorrere a certi pretestuosi argomenti.

Un evento epocale come l’unificazione politica dell’Europa è un fatto di tale portata che decidere a priori di togliere ogni parola al popolo italiano è una forma di snobismo ideologico condita di interesse partitocratico da prima repubblica. Se i fautori del referendum sono convinti che sia inutile una ratifica popolare dato il sostanziale entusiasmo pro-Europa, dovrebbero comunque sottoporre il quesito referendario alla sanzione della sovranità popolare, l’unica vera depositaria dei diritti democratici in una moderna democrazia.

Appellarsi dunque all’illegittimità su basi costituzionali è inaccettabile: si è cambiata la costituzione per altre questioni al confronto risibili, non vedo perché non si possa fare altrettanto per un evento di portata storica quale l’unificazione europea.

Inaccettabile poi l’argomento per cui “sia la versione iniziale, quella del 1957, sia i molti trattati successivi che hanno modificato quello istitutivo della Comunità europea, non sono stati sottoposti a referendum”. L’autore sa certamente che allora si trattava di ben altra forma di unione (la CEE e non la UE), e che si era in ben altra epoca storica le priorità sull’agenda erano ben altre; e comunque la mancanza di una ratifica precedente non è affatto cogente rispetto ad una possibile ratifica attuale.

La frase con la quale si chiude l’articolo riassume tutto il disprezzo che una certa classe politica-burocratica e i loro porta-bandiere hanno nei confronti di una vera democrazia popolare:
“…perché governo e Parlamento, maggioranza ed opposizione, dovrebbero cercare nel referendum la conferma di un orientamento diffuso e consolidato, impegnando il Paese in una consultazione popolare dall'esito scontato?”

La risposta, cari burocrati, è semplice: “Perché ne va delle nostre vite, e di quelle dei nostri figli. Non si tratta di mera politica tra palazzi romani ed euro-parlamenti, ma di vita quotidiana. Il popolo italiano ha diritto a pronunciarsi circa il proprio futuro.”

Saluti