Europa, cristianesimo e laicità
Riporto qui un articolo apparso su l'Avvenire il 4 gennaio 2006 (http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2006_01_04/articolo_607961.html).
Mi sembra particolarmente interessante in relazione al tema, già qui affrontato, dei rapporti tra cristianesimo, laicità ed Europa.
IDEE«La separazione fra Stato e religione è un principio essenziale che l'islam fatica ad accettare»: parla il filosofo francese Guy Coq
Laicità, valore «universale»
«La democrazia nasce in Grecia, ma hanno sbagliato Jospin e Chirac a negare l’influenza del cristianesimo sulla storia europea»«Il Regno di Dio non è un secondo potere ma un’altra logica, rifiutata dalle teocrazie»
Di Louis De Courcy
Pedagogista e filosofo, Guy Coq ha appena pubblicato in Francia il volume La laïcité, principe universel (Éditions du Félin, 302 pagine, 18,85 euro), a cent'anni dalla promulgazione della legge francese del 1905 sulla laicità.Nel suo libro ricorda il celebre «date a Cesare…» riconoscendovi il principio fondatore della laicità. Si può trovare l'equivalente tra i musulmani?«Cerchiamo di essere più precisi: il principio "date a Cesare…" sta a indicare l'autonomia del potere politico. Il fondatore del cristianesimo non pretende di appropriarsi di quel potere. Esso ha però un limite: "date a Dio…". Dunque c'è già un principio di separazione tra gli affari della città e le cose del Regno. Tuttavia non c'è bipartizione del mondo, e il Regno di Dio non è un secondo potere. È un'altra logica. Nell'Islam tale equivalenza non esiste. E mentre Gesù crea una religione marginale e perseguitata, senza compromessi con il potere, il Profeta deve presto fare i conti con le comunità che riunisce e nelle quali si costituisce un potere politico. In ogni caso, esaminando la storia dell'Islam, non la si può ridurre ai pochi momenti in cui infuria l'integralismo. Nella maggior parte dei casi, l'islam come religione non pensa il politico. Esaminando alcuni periodi dell'Occidente, si può constatare che anche qui l'elemento religioso si è compromesso con il potere. Che pensare, ad esempio, del gallicanismo in Francia?».Dal gallicanismo, fenomeno tutto francese, è scaturita per reazione la laicità. Come sperare, in questo caso, di esportare la laicità?«Un principio essenziale della vita nasce sempre da qualche parte. Ad esempio, i valori della democrazia nascono in Grecia. Il rispetto dovuto alla persona umana nasce in terra cristiana: questa storia è particolare, indiscutibile, contingente. Ma una volta che un principio accede con chiarezza alla coscienza umana diventa qualcosa che anche altri possono condividere ed è pronto a far muovere altri passi avanti. In altre parole, non occorre che si ripeta la storia francese della laicità perché altri Paesi vi abbiano accesso. D'altra parte, sarebbe sbagliato ridurre la questione dell'emergere della laicità alla causa immediata del gallicanismo».Allora cosa c'è alla sua origine?«Distinguo quattro componenti della laicità, che ne spiegano l'origine. La più antica è la conquista, da parte del potere politico, dell'autonomia da ogni altra autorità. Cominciarono i cancellieri di Filippo il Bello (1268-1314) che fondarono la legittimità del potere a prescindere da qualsiasi riferimento alla religione. Una seconda componente s'impone in seguito e porta alla separazione: la religione è indipendente dal potere. Tale reciprocità non sarà evidente subito, ce ne vuole di strada. La terza componente sono i valori della laicità (diritti dell'uomo), tra cui la tolleranza che costringe ad ammettere il pluralismo religioso: questo dato si afferma con solennità nell'editto di Nantes (1598). Ma occorre una quarta componente: la democrazia, condizione politica indispensabile alla laicità, che equilibra il gioco delle altre tre».In che modo?«La laicità sbaraglia le autorità sacrali. Dunque, postula che il potere sulla società sia nelle mani degli uomini. Se è così, si può parlare di una sovranità della società su se stessa, e dunque del popolo. Con che diritto, infatti, ci sarebbero monarchi, dal momento che questi quasi sempre si giustificano con un'autorità derivante dall'alto? La laicità, dunque, chiede che la politica vada verso la democrazia, poiché diventa impossibile giustificare una ineguaglianza tra gli uomini. Ma la democrazia, a sua volta, chiede un passo verso il principio di laicità, perché non può tollerare che le leggi della società siano dettate da fuori. Essa ritiene che stia agli uomini definirle e sceglierle. In sintesi, penso che la laicità e la democrazia si richiamino reciprocamente: il potere politico, nella democrazia, è nelle mani d el popolo che non ha da piegarsi alle ingiunzioni delle autorità religiose».La riflessione sulla laicità non porta a riconsiderare il posto del cristianesimo?«La civiltà europea è stata molto segnata dall'influenza di un grande cammino religioso: il cristianesimo. È ridicolo volerlo negare, come hanno fatto sia Jacques Chirac sia Lionel Jospin durante il dibattito sulla Costituzione. Bisognava dire che l'Europa ha un'eredità plurale sulla quale fondarsi. È questa la forza dell'Europa. Bisognava scriverlo, e andrà scritto, per dare sostanza al progetto europeo. È evidente che esiste un marchio cristiano sull'Europa, il che non vuol certo dire che l'Europa sia cristiana».Non è pericoloso negare la storia?«Certamente! Il pericolo è di non riuscire a comprendere le grandi eredità culturali, di non capirle più. Detto questo, e ritorno sulla laicità, l'episcopato francese non è entrato nelle polemiche sulla revisione della legge del 1905 perché ritiene che la normativa che ne è scaturita sia nell'insieme equilibrata. Ebbene, se la Chiesa cattolica dice che essa è utile e ritiene che vada bene così, non c'è motivo di non farla tornare utile alle altre religioni che dovrebbero, anch'esse, trarne vantaggio. Ogni dibattito sulla revisione è dunque, a mio parere, pura demagogia. Secondo me, la laicità, come i diritti dell'uomo, è un principio di liberazione degli uomini e delle religioni».(per gentile concessionedel quotidiano «La Croix»,traduzione di Anna Maria Brogi)
