L'Italia straniera
da Avvenire, 7 marzo 2007
Immigrati, raddoppio in dieci anni?
Ismu: cittadinanza dopo sette di soggiorno e ingressi privilegiati per i «cervelli»
Su quasi 4 milioni di immigrati presenti in Italia, uno su cinque è irregolare. Cinque anni fa erano la metà. Sono giovani: oltre il 20% sono minori. E prolifici, tenendo questo passo entro i prossimi dieci saranno il doppio. La fotografia è stata scattata, partendo dai dati del 2006, dal Rapporto sulle Migrazioni elaborato dalla Fondazione Ismu e presentato ieri a Milano.
Oggi il 7% della popolazione residente in Italia ha un passaporto straniero, anche se nel Paese ha ormai messo radici solide e lancia segnali di integrazione nel tessuto economico e sociale. Gli indicatori sono almeno tre: le culle, l'impiego stabile e l'acquisto di case.
La religione cristiana è sempre la più diffusa, professata dal 50,1% degli extracomunitari. I cattolici sono il 28%, gli islamici il 36. Gli immigrati cattolici e islamici sono concentrati a Milano (126.200 e 124.000), Roma (120.400 e 93.900) e Brescia (23.400 e 65.000).
Lo studio segnala un leggero aumento della quota di irregolari, salita al primo luglio dell'anno scorso a 760 mila, con un aumento del 3% sul 2005. Ma se i numeri non offrono grandi novità, diventa interessante proiettarci nel futuro. Infatti, osservando l'andamento dell'aumento della popolazione immigrata, la Fondazione Ismu ha immaginato un quadro per il prossimo decennio che prevede il raddoppio secco degli immigrati, prospettiva che aprirebbe anche problemi di convivenza.
«Nel 2016 - spiega il demografo Giancarlo Blangiardo, docente alla Bicocca e ricercatore dell'Ismu - il numero di immigrati in Italia potrebbe infatti oscillare tra un minimo di 5,5 milioni a un massimo di circa sette. Un aumento drastico se le nascite raddoppieranno o triplicheranno. A meno che non cambi la normativa sulla cittadinanza. Noi proponiamo un abbassamento dagli attuali dieci a sette anni di attesa. In questo caso i calcoli ovviamente cambierebbero».
C'è un altro punto critico per il prossimo decennio segnalato da Blangiardo, cioè l'invecchiamento della forza la voro straniera residente in Italia. Negli ultimi anni, infatti si è alzata troppo l'età media della popolazione produttiva immigrata:
«Di questo passo - sostiene il demografo - la percentuale degli ultra 45enni passerebbe dall'attuale 14 al 25%, ma soprattutto si ridurrebbe fino a 10 punti percentuali il peso della componente più produttiva, quella dei 25-44 enni».
L'Ismu ritiene inoltre «inadeguata» l'attuale disciplina dell'ingresso dei lavoratori stranieri, più adatta alla manodopera poco qualificata, mentre restano lontano dalla Penisola i «cervelli», traino più forte di competitività e sviluppo. Per ovviare e metterci al pari con i partner Ue, i ricercatori suggeriscono di delineare in una nuova legge non un solo canale, ma «una pluralità di canali» di entrata. Così che all'attuale unica possibilità, legata ad un datore di lavoro già disponibile, potrebbe affiancarsi una versione riveduta e corretta dell'ingresso con la figura dello sponsor cancellata nel 2002. E a questi due canali, mirati soprattutto a lavoratori con bassa qualifica - propongono i ricercatori - potrebbe quindi accostarsene un terzo, un sistema di graduatorie a punti, destinato a quanti possiedono i requisiti linguistici e professionali per un inserimento relativamente facile nel mercato del lavoro e nella nostra società.
L'Ismu prevede un'altra ricaduta normativa: una lettura in controluce dei dati lascia presagire una nuova sanatoria. Infatti i cittadini stranieri con un lavoro regolare che risultano censiti sono solo un milione e mezzo. Ne mancano troppi all'appello, almeno mezzo milione, per non far pensare che stiano alimentando il lavoro nero. I clandestini restano i più esposti alla disoccupazione. Ne è colpito un quarto di chi non è in regola, contro il 9% di chi ha il permesso. Dai dati ufficiali risultano comunque più attivi sul mercato del lavoro gli uomini (il 60%) rispetto al 41% delle donne.
C'è dunque una questione femminile. Al gentil sesso è tuttora preclusa l'occupazio ne in fabbriche e uffici a beneficio dei servizi alla persona. Campo in cui lavorano di più le donne dell'est europeo, prime nell'assistenza domiciliare mentre nel lavoro domestico hanno ormai raggiunto le filippine. Invece in campo imprenditoriale primeggiano le cinesi: possiedono un terzo delle attività commerciali e due imprese artigiane su tre.
Un segnale di integrazione è l'accesso al mercato immobiliare A metà 2005 già l'11% degli extracomunitari possedeva un alloggio e il 18% aveva espresso l'intenzione di acquistare una casa nell'immediato futuro. Da anni ormai banche e agenzie immobiliari considerano l'immigrazione una risorsa, predisponendo pacchetti specializzati. Ma anche questo aspetto non può essere lasciato solo al libero mercato. Si rischia di far nascere ghetti e banlieu pronti a esplodere.

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